Approvato al Senato il DDL Intercettazioni

Contro la "legge bavaglio" giornalisti, pm e forze dell'ordine

10 Giu
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Via libera oggi in Senato al disegno di legge sulle intercettazioni, con 164 voti a favore e 25 contrari (il Pd non ha partecipato al voto), dopo che il Governo ha posto la questione di fiducia. Il prossimo passo sarà la votazione alla Camera, prevista per il 9 di luglio. Per lo stesso giorno la FNSI ha annunciato una giornata di black out della stampa, quasi ad anticipare la deriva naturale di questa legge: l’impedimento per i giornalisti ad informare, e per i cittadini ad essere informati.

Al di là di qualsiasi valutazione politica, ci sono alcune domande che sorgono spontanee e richiedono una riflessione: quali possono essere le qualità positive di una legge che, in un colpo solo, ha sollevato proteste da parte delle forze dell’ordine, dei magistrati e dei giornalisti? A chi giova una legge del genere? Se l’intento è quello di proteggere la privacy, non esiste un modo migliore, che magari non preveda l’eliminazione degli strumenti necessari ai magistrati per svolgere il loro lavoro e proteggere la sicurezza dei cittadini?

La libertà di stampa: quanto è importante?

La nostra Costituzione colloca la libertà di stampa nella Parte I (Diritti e doveri dei cittadini) al Titolo I (Rapporti civili). L’art. 21 della Costituzione, al primo e secondo comma, recita così:

«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.» (Costituzione italiana, art. 21 I e II c.)

Allo stesso modo, se guardiamo all’America, e alla sua Dichiarazione dei diritti (cioè i primi dieci emendamenti alla Costituzione), troviamo la libertà di stampa nel Primo Emendamento. Questa non è una coincidenza, e dovrebbe già farci capire l’importanza della libertà di stampa in un paese democratico.

Perché dunque la libertà di stampa non può e non deve essere condizionata dai poteri dello Stato, o soggetta ad autorizzazioni o censure? Credo che non esista modo migliore di spiegarlo che con le parole dell’Assemblea Costituente italiana:

«[..] perché noi abbiamo visto, nei 20 anni e più in cui in Italia ha imperato il regime fascista, che i giornalisti fascisti hanno sacrificato la loro dignità e prostituito il loro ingegno [..] Il danno più grave è che questa stampa ha avuto serie ripercussioni sopra la formazione dell’opinione pubblica del nostro Paese [..] ha concorso grandemente a ingenerare nell’opinione pubblica italiana, in molti cittadini italiani, il culto della violenza, il culto dell’ingiustizia, il culto, insomma, di tutti i sentimenti deteriori dell’uomo e del cittadino, e invece ha deriso quelle che erano le istituzioni più alte: la democrazia, la libertà; tutto ciò che rende l’uomo veramente degno di tale nome.» (Lavori preparatori della Costituzione, seduta del 14 aprile 1947, p. 6)

La situazione storica è certamente diversa: il pericolo, oggi, non è tanto quello di avere una prostituzione dell’informazione, perlomeno non per merito di questa legge, quanto più semplicemente di non avere più alcuna informazione.

Come ha scritto su Repubblica il prof. Zagrebelsky, presidente emerito della Corte costituzionale, la libertà di stampa si potrebbe limitare solo in circostanze eccezionali:

«Da dove traiamo questo principio d’autonomia e libertà della stampa? Innanzitutto dalla cultura e dalla civiltà costituzionale, cioè dal quadro di sfondo che dà un senso alla democrazia. Poi dall’art. 21 della Costituzione, che proclama il diritto alla libertà d’informazione senza limiti diversi dal buon costume, vietando per sovrapprezzo, e come rafforzamento, le autorizzazioni e le censure, cioè gli strumenti di asservimento della stampa conosciuti sotto il fascismo.

Oggi poi è la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, da quando, nel 2001, è assurta a livello costituzionale e al medesimo livello si collocano le interpretazioni che ne dà la Corte di Strasburgo, altra base sicura del diritto alla libertà della stampa. L’art. 10 § 2 della Convenzione ammette bensì “formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni”, ma solo quando siano “misure necessarie in una società democratica” per tutelare certe esigenze di sicurezza, ordine pubblico, ecc.» (G. Zagrebelsky, “Se la norma infrange il diritto“, Repubblica, 11 giugno 2010)

Cosa prevede la nuova legge?

Una volta approvata anche alla Camera, cosa che puntualmente avverrà, la legge sulle intercettazioni apporterà una serie di modifiche al Codice di procedura penale che incideranno pesantemente sulla possibilità dei magistrati di disporre delle intercettazioni, e sul diritto dei giornalisti di pubblicarle.

Se da una parte abbiamo visto l’importanza capitale della libertà di informare e di essere informati, dall’altra dobbiamo considerare che il soggetto più colpito dalla “legge bavaglio” è proprio la magistratura. Una volta che si è impedito ai magistrati di utilizzare le intercettazioni, non c’è più bisogno di mettere il bavaglio ai giornalisti: tanto non avranno più nulla da pubblicare.

Di seguito trovate un link al testo completo del DDL Intercettazioni, composto di un articolo con 42 commi, che ora esamineremo nel dettaglio: Proposta di modifica n. 1.1000 al DDL n. 1611

1. Obbligo di astensione del giudice (comma 1)

All’articolo 36, comma 1, del codice di procedura penale, dopo la lettera h) è aggiunta la seguente:

«h-bis) se ha pubblicamente rilasciato dichiarazioni concernenti il procedimento affidatogli.»

Il giudice avrà quindi l’obbligo di astenersi dal procedimento nel caso in cui abbia rilasciato dichiarazioni pubbliche sullo stesso: possiamo allora immaginare che un magistrato non potrà più presenziare a una conferenza stampa dove si annuncia l’arresto di un malvivente, pena l’esclusione dal processo.

Il comma 6 inoltre vieta la pubblicazione dei nomi e delle immagini dei magistrati relativamente ai procedimenti a loro affidati. Inquietante la somiglianza con il “Piano di rinascia democratica” della loggia massonica Propaganda Due, che vantava fra gli iscritti l’attuale Presidente del Consiglio:

«a1) Ordinamento giudiziario: le modifiche piu’ urgenti investono: […]

– il divieto di nomina sulla stampa i magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari;»

2 . Divieto di pubblicare le intercettazioni (comma 5)

«2 bis. E`vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto, della documentazione e degli atti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati riguardanti il traffico telefonico o telematico, anche se non più coperti dal segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare.

Se pensiamo a tutti gli scandali degli ultimi tempi, ci accorgiamo che è proprio grazie alla pubblicazione delle intercettazioni che l’opinione pubblica ha potuto farsi un’idea precisa dei fatti.

3. Limiti di ammissibilità delle intercettazioni (comma 10)

2. Negli stessi casi è consentita l’intercettazione di comunicazioni tra presenti solo se vi è fondato motivo di ritenere che nei luoghi ove è disposta si stia svolgendo l’attività criminosa. Tuttavia, qualora dalle indagini svolte emerga che l’intercettazione potrebbe consentire l’acquisizione di elementi fondamentali per l’accertamento del reato per cui si procede o che dall’intercettazione possano emergere indicazioni rilevanti per impedire la commissione di taluno dei reati indicati nel comma 1, e la stessa debba essere eseguita in luoghi diversi da quelli indicati dall’art. 614 del codice penale, il pubblico ministero, con decreto eventualmente reiterabile ricorrendone i presupposti, dispone le operazioni per non oltre tre giorni, secondo le modalità indicate nell’art.267, comma 3 bis.».

Il testo originale del DDL prima di essere emendato conteneva solo la parte in grassetto. E’ evidente che una norma così fatta avrebbe vanificato completamente l’utilità delle intercettazioni: gli inquirenti dispongo intercettazioni per scoprire i reati, quindi nei luoghi dove è più probabile che i malvimenti parlino fra loro. Se i magistrati sapessero già dove e quando si commettono i reati, per la maggior parte non avrebbero bisogno delle intercettazioni.

4. Reato di riprese e registrazioni fraudolente (comma 27)

«Art. 616 bis. (Riprese e registrazioni fraudolente). Chiunque fraudolentemente effettua riprese o registrazioni di comunicazioni e conversazioni a cui partecipa, o comunque effettuate in sua presenza, é punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni se ne fa uso senza il consenso degli interessati.

Il cosiddetto “comma D’Addario” punisce chi registra di nascosto conversazioni a cui prende parte. Dopo molte proteste, sono stati esclusi dalla punibilità i giornalisti, quando le registrazioni “sono effettuate ai fini della attività di cronaca da giornalisti appartenenti all’ordine professionale”. Tecnicamente, però, questa previsione esclude comunque che i giornalisti possano pubblicare registrazioni effettuate da altri.

5. Pene per i giornalisti (comma 27)

f) all’articolo 684, le parole: «con l’ammenda da euro 51 a euro 258» sono sostituite dalle seguenti: «con l’ammenda da euro 1.000 a euro 5.000»;

g) all’articolo 684 sono aggiunti, in fine, i seguenti commi: «La stessa pena di cui al primo comma si applica per la violazione dei divieti previsti dall’articolo 114, comma 6 ter, del codice di procedura penale. Se il fatto di cui al primo comma riguarda le intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche o di altre forme di telecomunicazione, le immagini mediante riprese visive o l’acquisizione della documentazione del traffico delle conversazioni o comunicazioni stesse, la pena è dell’arresto fino a trenta giorni o dell’ammenda da euro 2.000 a euro 10.000.»;

Le pene per i giornalisti che pubblicano atti di un procedimento penale, aumentate di 20 volte rispetto alla legge attuale, e quelle per la pubblicazione delle intercettazioni, che si applicano ad ogni articolo, sono state introdotte per rendere ancora più difficile la pubblicazione: un giornalista sicuramente non vorrà utilizzare il suo stipendio solo per pagare ammende.

6. La norma “ammazza-blog” (comma 29)

29. All’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo il terzo comma è inserito il seguente:

«Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»;

b) al quarto comma, dopo le parole: «devono essere pubblicate» sono inserite le seguenti: «, senza commento,»;

I blogger avranno dunque l’obbligo di rettifica esattamente come i giornali, pena l’ammenda da 15 a 25 milioni delle vecchie lire. Non spenderò parole riguardo alle pesantissime conseguenze che una norma del genere può avere sulla libertà dei blogger e di tutti quelli che utilizzano Internet, consiglio invece la lettura dell’ottimo articolo di Guido Scorza su Punto Informatico, “Chiuso per rettifica“.

7 . La norma “salva-pedofili” (emendamento 1.707)

Negli ultimi giorni ha avuto grande risalto su siti internet, blog e social network la notizia, ripresa anche da giornali, che alcuni senatori avrebbero introdotto un emendamento (comunque ritirato) che prevederebbe l’esclusione dell’obbligo di arresto per chi viene sorpreso a compiere “violenze sessuali di lieve entità” su minori. A questo proposito bisogna solo precisare che l’appello è in sostanza una bufala, o un fraintendimento da parte di chi non si è informato sui fatti e non ha competenze in materia giuridica. Ecco alcuni articoli per approfondire l’argomento:

Violenza su minori, l’emendamento ombra nel ddl Intercettazioni

La bufala dell’emendamento salva-pedofili

Cosa succederà adesso?

Prima di tutto, la legge non è ancora in vigore. Manca ancora il sì di Montecitorio, che in questo momento ha ben altro per la testa: a detta del Presidente della Camera Fini, la priorità in questo momento è la manovra finanziaria.

Poi, se la legge dovesse essere approvata senza ulteriori modifiche, dovrà essere promulgata dal Presidente della Repubblica, che ha il potere di rinviare la legge alle camere. Se il Presidente dovesse firmare subito, in ogni caso esistono altri strumenti con cui tutelare la nostra Costituzione e le libertà fondamentali (Corte costituzionale, referendum abrogativo, CEDU).

Nel frattempo, potete far sentire la vostra voce aderendo all’appello contro il bavaglio. Concludo con una citazione che è anche un monito per tutti noi.

“la tirannide è l’esercizio del potere oltre il diritto [..] quando cioè il governante fa norma non della legge ma della propria volontà, e i suoi comandi e le sue azioni sono dirette [.. ] alla soddisfazione delle proprie ambizioni” – J. Locke, Secondo trattato sul governo

Violenza su minori, l’emendamento ombra nel ddl Intercettazioni


Autore: Roberto Dapino - Articolo pubblicato il 10-06-2010 alle ore 23:45

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